La risposta alla crescente esigenza energetica green potrebbe arrivare dalla biomasse che, secondo le stime del rapporto 2014 dell’Agenzia internazionale dell’energia rinnovabile (Irena), se ben sfruttata, nel 2030 potrà rappresentare il 60% del consumo di energie rinnovabili, coprendo il 20% del consumo energetico complessivo della Terra. Un obiettivo importante possibile grazie agli scarti alimentari. Sempre più aziende in tutto il mondo infatti stanno dando una seconda vita a cioccolato, patatine fritte, formaggio, whisky e crauti, ottenendo da questi energia pulita e rinnovabile. In Gran Bretagna, ad esempio, la Greenergy ha fatto sapere di aver iniziato a produrre biodiesel partendo dagli avanzi di cibo, tra cui patatine fritte, torte, paste e altri prodotti alimentari non più vendibili, perché scaduti o comunque non conformi agli standard di vendita. Biomasse “alcoliche” in Scozia dove la centrale elettrica è alimentata a whisky, grazie all’investimento della Helius Energy che ha pensato di costruire un impianto per le biomasse a Rothes nello Speyside, sfruttando gli scarti della lavorazione del liquore. Anche l’Italia fa la sua parte. Il Bel Paese è infatti il terzo mercato mondiale per impianti di biogas dopo Cina e Germania. Tra gli esempi virtuosi c’è sicuramente lo stabilimento Inalca di Ospedaletto Lodigiano (Lo), che riesce ad ottenere tutto il proprio fabbisogno energetico grazie alla  combinazione di cogenerazione e biogas dai rifiuti di lavorazione delle carni. Un impianto capace di auto-produrre energia fino a 7,5 GWh all’anno interamente da fonti rinnovabili.